Francesco Fontana

Francesco Fontana
Pesina di Caprino 1794 – Lazise 1867

Francesco Fontana nacque a Pesina (Caprino Veronese) il 4 febbraio 1794 da Antonio e Elisabetta Brighenti. Dopo i primi studi a Lazise, fu iscritto al liceo di Verona, allievo del botanico Ciro Pollini, per passare poi all’università di Padova, dove si laureò nel dicembre 1818. Nel 1817 aveva compiuto l’alunnato nella farmacia, che in seguito acquistò, a Lazise. Sposò il 15 febbraio 1819 Mattea Giacometti, dalla quale ebbe tre figli: Giovanni Antonio e Alessandro, ambedue farmacisti, e Giuseppe, medico. In seconde nozze si unì il nel 1828 con Maria Teresa Cavallini, dalla quale ebbe Elisa ed Isabella.

La vita tranquilla gli consentì di coltivare interessi naturalistici, giovandosi dell’amicizia dei Pollini, il quale lo mise in contatto con altri studiosi, quali il paleontologo A. Massalongo e il geologo T.A. Catullo. Quando tra il 1849 e il 1850 l’università di Padova fu chiusa, a causa delle agitazioni studentesche contro il governo austriaco, il Fontana fu autorizzato ad insegnare privatamente botanica e chimica. Traendo probabilmente ispirazione dal terzo volume della Flora veronese del Pollini (Verona 1822-1824), cominciò ad occuparsi dell’uso della polvere di salice (un glicoside bianco di sapore amaro che cristallizzava in aghi e risultava poco solubile nell’acqua e insolubile nell’etere) nella cura delle febbri intermittenti come farmaco sostitutivo della china. Il 20 dicembre 1824 inviava ad A. Cattaneo, redattore del Giornale di farmacia, chimica e scienze accessorie, un breve articolo dal titolo La salicina principio medicamentoso del salice biancoo base vegetale salificabile.

A Francesco Fontana va dunque senza alcun dubbio attribuito il primato della scoperta della salicina, da lui ritenuta un alcaloide glicosidico, che venne proposta e usata, anche se senza troppo successo, come alternativa terapeutica indigena al chinino. Il primato gli è stato però solo parzialmente riconosciuto dalla letteratura, che in generale ha attribuito la scoperta della salicina a P.-J. Leroux (1795-1870). Nel 1825 il Fontana iniziò insieme con il Pollini una collezione di molluschi acquatici e terrestri specie rare in quei luoghi, nonché alcune bivalvi del lago di Garda. La raccolta, affidata a L. Menegazzi, andò in seguito perduta.

Nel 1826 si occupò di una fonte minerale termale nei pressi di Lazise (Analisi dell’acqua minerale di Lazise detta acqua delle Pissarole, Verona 1826), in appendice alla quale pubblicò il catalogo dei vegetali spontanei di detta località. Aveva anche iniziato un voluminoso erbario relativo al Monte Baldo e ad altre località del Veneto e d’Europa, contenente oltre 5.000 specie, che però andò disperso. In campo più strettamente farmacologico estrasse dal Melitato officinalis una sostanza cristallina che utilizzò per varie malattie; si occupò dell’analisi del fulmicotone, soprattutto in rapporto alla polvere da sparo. Trovò a Lazise alcuni esemplari di Ammoniti; scoprì anche una nuova orchidea, poi denominata Serapias Fontana. Tutte queste osservazioni minori, mai da lui pubblicate, furono tuttavia ricordate dai suoi biografi quali espressioni di una sua costante “curiosità naturalistica”. Osservò anche le variazioni dei livelli dell’acqua del lago, utilizzando una scala idrometrica posizionata nel porto di Lazise e registrandoli dal 1848 al 1857. A tal proposito pubblicò un articolo nel 1851 dal titolo Relazione sulla straordinaria escrescenza delle acque del Garda. Nella costante cura degli studi di botanica, si occupò anche di malattie di numerose piante tra cui l’olivo, la vite, le rose e la salvia. Il Fontana fece parte anche dell’Amministrazione Comunale di Lazise e della commissione per la direzione della costruzione della nuova chiesa parrocchiale.